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Музыка

Джованни Баттиста Перголези — Служанка-госпожа (La Serva-Padrona) либретто оперы на итальянском языке, читать онлайн, скачать pdf

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Джованни Баттиста Перголези - Служанка-госпожа (La Serva-Padrona) либретто оперы на итальянском языке, читать онлайн, скачать pdf

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Смотреть онлайн (фильм-опера Италии 1958 года).

«Служанка-госпожа» (итал. La Serva-Padrona) — опера-буффа в двух актах, написанная Дж. Б. Перголези на либретто Дженнарио Федерико.

Первая постановка — Неаполь, театр Сан-Бартоломео, 28 августа1733 года. Опера длится около 45 минут и первоначально исполнялась как интермеццо между актами большой оперы.

Героиня оперы — служанка Серпина. Хитростью, ловкостью и очарованием она завоёвывает сердце своего неуклюжего господина Уберто, увальня-аристократа, которому остаётся лишь покориться и сдаться.

Постановка оперы в Париже в 1752 году породила известную войну памфлетов с участием известнейших деятелей Просвещения, из которой родился новый жанр — французская комическая опера.

Впервые в России «Служанка-Госпожа» была исполнена итальянскими певцами в середине XVIII века, а особенную популярность приобрела в екатерининскую эпоху.

INTERMEZZO PRIMO
Anticamera.
UBERTO, non intieramente vestito, passeggiando e quindi VESPONE di lui servo che non parla
UBERTO
   Aspettare e non venire:
stare a letto e non dormire:
ben servire e non gradire:
son tre cose da morire.
5 Questa è per me disgrazia!
Son tre ore che aspetto e la mia serva
portarmi il cioccolatte non fa grazia;
ed io d’uscire ho fretta.
O flemma benedetta! Or sì lo vedo
10 che, per esser sì buono con costei,
la causa son di tutti i mali miei.
Serpina… (Chiamando dentro) Vien dimani.
E tu altro che fai? (A Vespone)
A che qui te ne stai come un balocco? (Vespone cerca scusarsi)
15 Come? che dici? Eh sciocco! Corri, rompiti
presto il collo, sollecita,
vedi che fu. (Vespone va dentro) Gran fatto! Io m’ho cresciuta
questa serva piccina,
le ho fatto di carezze, l’ho tenuta
20 come mia figlia fosse; ed ella ha preso
perciò tanta arroganza,
fatta è sì superbona,
che alfin di serva diverrà padrona.
Ma bisogna risolversi in buonora.
25 E quell’altro babbion vi è morto ancora! (Serpina che vien contrastando con Vespone e detto)
SERPINA
L’hai finita? Ho bisogno
che tu mi sgridi?… E pure! Io non sto comoda,
ti dissi.
UBERTO
                (Brava!)
SERPINA
                                  E torna! Se ‘l padrone
ha fretta, non ne ho io; il sai?
UBERTO
                                                       (Bravissima!)
SERPINA
30 Di nuovo? Oh tu da senno
vai stuzzicando la pazienza mia;
e vuoi che un par di schiaffi alfin ti dia? (E s’avventa contro Vespone, il quale fugge per ripararsi verso Uberto)
UBERTO
Olà! dove si sta?
Olà, Serpina, non ti vuoi fermare?
SERPINA
35 Lasciatemi insegnare
le creanze a quel birbo.
UBERTO
Ma in presenza del padrone…
SERPINA
                                                       Adunque,
perché io son serva, ho ad esser sopraffatta,
ho ad esser maltrattata?
40 No signore: voglio esser rispettata,
voglio esser riverita, come fossi
padrona, arcipadrona, padronissima.
UBERTO
Che diavol ha vossignoria illustrissima?
Sentiam, che fu.
SERPINA
                                Cotesto impertinente… (Vespone cerca rispondere)
UBERTO
45 Queto tu. (A Vespone)
SERPINA
                     Venne a me… (Vespone come sopra)
UBERTO
                                                Queto ti ho detto. (A Vespone)
SERPINA
E con modi sì impropri… (Vespone come sopra)
UBERTO
Queto queto, che sii tu maledetto. (A Vespone, adirandosi)
SERPINA
Ma me la pagherai.   (Minacciando Vespone)
UBERTO
Io costui t’inviai…
SERPINA
                                   Ed a che fare?
UBERTO
50 A che far? Non ti ho chiesto
il cioccolatte io?
SERPINA
                               Ben; che per questo?
UBERTO
E m’ave ad uscir l’anima aspettando
che mi si porti?
SERPINA
                               E quando
voi prenderlo dovete?
UBERTO
                                          Adesso; quando?
SERPINA
55 E vi par ora questa? È tempo ormai
di dover desinare.
UBERTO
                                   Adunque?
SERPINA
                                                         Adunque
io già nol preparai,
voi di men ne farete,
padron mio dolce, e ve n’acqueterete.
UBERTO
60 Vespone, ora che ho preso
il cioccolatte già,
dimmi: «buon pro vi faccia e sanità». (Vespone ride)
SERPINA
Di che ride quell’asino?
UBERTO
Di me, che ho più flemma d’una bestia.
65 Ma io bestia non sarò,
più flemma non avrò,
il giogo scuoterò,
e quel che non ho fatto alfin farò.
   Sempre in contrasti (A Serpina)
70 con te si sta!
E qua e là,
e giù e su,
e no e sì.
Or questo basti,
75 finir si può.
   Ma che ti pare? (A Vespone)
Ho io a crepare?
Signor mio no.
   Però dovrai (A Serpina)
80 per sempre piangere
la tua disgrazia;
e allor dirai
che ben ti sta.
   Che dici tu? (A Vespone)
85 Non è così?
Ma così va!
SERPINA
In somma delle somme, per attendere
al vostro bene, io mal ne ho da ricevere.
UBERTO
Poveretta! Lo senti? (A Vespone, burlando Serpina)
SERPINA
90 Per aver di voi cura, io sventurata
debbo esser maltrattata.
UBERTO
Ma questo non va bene. (A Vespone come sopra)
SERPINA
Burlate sì.
UBERTO
                     Ma questo non conviene.
SERPINA
E pur? qualche rimorso aver dovreste
95 di farmi e dirmi ciò che dite e fate.
UBERTO
Così è: da dottoressa voi parlate.
SERPINA
Voi mi state sui scherzi, ed io m’arrabbio.
UBERTO
Non v’arrabbiate, capperi. (A Serpina) Ha raggione:
tu non sai che ti dir. Va’ dentro; prendimi (A Vespone)
100 il cappel, la perrucca ed il bastone,
che voglio uscir. (Vespone entra)
SERPINA
                                Mirate!
Non ne fate una buona; e poi Serpina
è di poco giudizio.
UBERTO
                                   Ma lei
che domine vuol mai da’ fatti miei?
SERPINA
105 Non vo’ che usciate adesso;
gli è mezzodì; dove volete andare?
Andatevi a spogliare.
UBERTO
                                        Eh va’ in malanno,
che mi faresti…
SERPINA
                               Oibò, non occorre altro.
Io vo’ così; non uscirete: io l’uscio
110 a chiave chiuderò.
UBERTO
                                   Ma parmi questa
massima impertinenza.
SERPINA
                                             Eh sì, suonate.
UBERTO
Serpina, il sai che rotta m’hai la testa?
SERPINA
   Stizzoso mio stizzoso,
voi fate il borioso;
115 ma non vi può giovare.
Bisogna al mio divieto
star queto e non parlare.
Serpina vuol così.
   Cred’io che m’intendete.
120 Da che mi conoscete
son molti e molti dì.
UBERTO
Benissimo. Hai tu inteso? Or al suo loco
ogni cosa porrà vossignoria: (A Vespone, il quale è uscito colla perrucca, eccetera)
che la padrona mia vuol ch’io non esca.
SERPINA
125 Così va bene. Andate, e non v’incresca. (A Vespone, il quale si ferma)
Tu ti fermi? tu guardi?
ti meravigli? Eh… che vuol dir?
UBERTO
                                                           Sì fermati,
guardami, meravigliati,
fammi de’ scherni, chiamami asinone,
130 dammi anche un mascellone:
ch’io queto mi starò;
anzi la man da or ti bacerò. (Va per baciar la mano a Vespone)
SERPINA
Che fa… che fate?
UBERTO
                                  Scostati, malvagia,
vattene, insolentaccia. In ogni conto
135 vo’ finirla. Vespone, in questo punto,
in questo istante, trovami una moglie,
e sia anche un’arpia; al suo dispetto
io mi voglio casare.
Così non dovrò stare
140 a questa manigolda più soggetto.
SERPINA
Oh qui vi cadde l’asino? Casatevi,
che fate ben; l’approvo.
UBERTO
                                            L’approvate? (A Serpina)
Manco mal, l’approvò. (A Vespone)
Dunque io mi caserò.
SERPINA
145 E prenderete me.
UBERTO
Te?
SERPINA
          Certo.
UBERTO
                        Affé?
SERPINA
                                     Affé.
UBERTO
Io non so chi mi tien… Dammi il bastone!
Tanto ardir?
SERPINA
                         Oh voi fare e dir potrete:
che null’altra che me sposar dovrete.
UBERTO
150 Vattene, figlia mia…
SERPINA
Voleste dir: «mia sposa?»
UBERTO
                                                 O stelle, o sorte!
Or questa è per me morte!
SERPINA
                                                  O morte, o vita,
così esser dè, l’ho fisso già in pensiero.
UBERTO
Questo è un altro diavolo più nero.
SERPINA
155    Lo conosco a quegli occhietti,
furbi, ladri, malignetti:
che, se ben voi dite no,
pur mi accennano di sì.
UBERTO
   Signorina, v’ingannate,
160 troppo in alto voi volate:
gli occhi ed io vi dicon no,
ed è un sogno questo sì.
SERPINA
   Ma perché? non son graziosa?
non son bella e spiritosa?
165 Su mirate leggiadria,
ve’ che brio, che maestà!
UBERTO
   (Eh costei mi va tentando:
quanto val che me la fa?)
SERPINA
   (Ei mi par che va calando).
170 Via signore…
UBERTO
                          Eh vanne via.
SERPINA
   Risolvete…
UBERTO
                         Eh matta sei.
SERPINA
   Son per voi gl’affetti miei,
e dovrete sposar me.
UBERTO
   (O che imbroglio egli è per me!)
Fine del primo intermezzo
INTERMEZZO SECONDO
Siegue anticamera.
SERPINA e VESPONE in abito di soldato, indi UBERTO vestito per uscire
SERPINA
175 Or, che fatto ti sei dalla mia parte,
usa, Vespone, ogni arte.
Se l’inganno ha il suo effetto,
se del padrone io giungo ad esser sposa,
tu da me chiedi e avrai;
180 di casa tu sarai
il secondo padrone: io tel prometto.
UBERTO
Io crederei che la mia serva adesso,
anzi, per meglio dir, la mia padrona,
di uscir di casa mi darà il permesso.
SERPINA
185 Eccol. Guardate! e senza mia licenza
pur si volle vestir.
UBERTO
                                   Or sì che al sommo
giunta è sua impertinenza.
Temeraria! e di nozze
richiedermi ebbe ardir!
SERPINA
                                              Ti asconderai (A Vespone)
190 per ora in quella stanza,
e a suo tempo uscirai. (Vespone entra)
UBERTO
                                           Oh qui sta ella? (Accorgendosi di Serpina)
Facciam nostro dover. Posso o non posso?
Vuole o non vuol la mia padrona bella? (Accennando a Serpina di voler uscire)
SERPINA
Eh signor, già per me finito è il gioco
195 e più tedio fra poco
per me non sentirà.
UBERTO
                                      Cred’io che no.
SERPINA
Prenderà moglie già.
UBERTO
                                        Cred’io che sì
ma non prenderò te.
SERPINA
                                       Cred’io che no.
UBERTO
Oh affatto così è.
SERPINA
                                 Cred’io che sì,
200 ma d’uopo è ancor, ch’io pensi a’ casi miei.
UBERTO
Pensaci: far lo dei.
SERPINA
                                    Io ci ho pensato.
UBERTO
E ben?
SERPINA
                Per me un marito io mi ho trovato.
UBERTO
Buon pro ti faccia. E lo trovasti a un tratto,
così già detto fatto?
SERPINA
                                     Più in un’ora
205 venir suol, che in cent’anni.
UBERTO
                                                    Alla buonora.
Posso saper chi egli è?
SERPINA
                                           L’è un militare.
UBERTO
Ottimo affé! Come si fa chiamare?
SERPINA
Il capitan Tempesta.
UBERTO
                                       O brutto nome!
SERPINA
E al nome sono i fatti
210 corrispondenti: egli poco è flemmatico.
UBERTO
Male.
SERPINA
             Anzi è lunatico.
UBERTO
Peggio.
SERPINA
                Va presto in colera.
UBERTO
Pessimo.
SERPINA
                   E quando poi è incolerito,
fa ruine, scompigli,
215 fracassi… uh via via!
UBERTO
Ci anderà mal la vostra signoria.
SERPINA
Perché?
UBERTO
                 Se è lei così ghiribizzosa
meco, ed è serva, or pensa
con lui, essendo sposa; senza dubio
220 il capitan Tempesta
in colera anderà,
e lei di bastonate
una tempesta avrà.
SERPINA
A questo poi Serpina penserà.
UBERTO
225 Me ne dispiacerebbe; alfin del bene
io ti volli, e tu ‘l sai.
SERPINA
                                     Tanto obligata.
Intanto attenda a conservarsi, goda
colla sua sposa amata,
e di Serpina non si scordi affatto. (Serpina finge che le venga a piangere)
UBERTO
230 Ah! tel perdoni il ciel: l’esser tu troppo
boriosa venir mi fé a tal atto.
SERPINA
   A Serpina penserete
qualche volta, in qualche dì;
e direte: «ah poverina!
235 Cara un tempo ella mi fu». (Uberto mostra di averne pietà)
(Ei mi par che già pian piano
s’incomincia a intenerir).
   S’io poi fui impertinente,
mi perdoni: malamente
240 mi guidai, lo vedo sì. (Va a baciar la mano ad Uberto ed ei gliela stringe)
(Ei mi stringe per la mano:
meglio il fatto non può gir).
UBERTO
(Ah! quanto mi fa male
di tal risoluzion; ma n’ho colp’io).
SERPINA
245 (Di’ pur fra te che vuoi,
ch’ave a riuscir la cosa a modo mio).
UBERTO
Orsù non dubitare:
che di te mai non mi saprò scordare.
SERPINA
Vuol vedere il mio sposo?
UBERTO
250 Sì, l’avrei caro.
SERPINA
                             Io manderò per lui;
giù in piazza ei si trattien.
UBERTO
                                                 Va’.
SERPINA
                                                           Con licenza. (Serpina entra)
UBERTO
Or indovina chi sarà costui.
Forse la penitenza
farà così di quanto
255 ella ha fatto al padrone.
S’è ver, come mi dice, un tal marito
la terrà fra la terra ed il bastone.
Ah! poveretta lei!
Peraltro io penserei… ma ella è serva…
260 Ma il primo non saresti.
Dunque la sposeresti?
Basta… eh no no, non sia;
su pensieri ribaldi, andate via.
Piano: io me l’ho allevata,
265 so poi com’ella è nata… eh che, sei matto?
Piano di grazia… eh non pensarci affatto.
Ma io ci ho passione…
e pur? Quella meschina… e torna? o Dio!
e siam da capo? O che confusione!
270    Son imbrogliato io già;
ho un certo che nel core,
che dir per me non so,
s’è amore o s’è pietà.
Sento un che poi mi dice:
275 «Uberto, pensa a te».
   Io sto fra ‘l sì e ‘l no,
fra ‘l voglio e fra ‘l non voglio,
e sempre più m’imbroglio.
Ah misero infelice
280 che mai sarà di me! (Serpina, che torna con Vespone, vestito come sopra)
SERPINA
Favorisca, signor, passi.   (A Vespone, il quale saluta Uberto)
UBERTO
                                               Oh padrone. (Saluta Vespone)
È questi? (A Serpina)
SERPINA
                     Questi è desso.
UBERTO
                                                   O brutta cosa!
Veramente ha una faccia tempestosa. (A Serpina)
E così, caro il capitan Tempesta,
285 si sposerà già questa mia ragazza? (Vespone a tutte le domande di Uberto affermerà)
Oh ben. N’è già contento? Oh ben. Non vi ave
difficultà? Oh ben. (Egli mi pare,
ch’abbia poche parole).
SERPINA
                                            Anzi pochissime. (Vespone fa segno a Serpina che venga a lui)
Vuol me? (A Vespone) Con sua permission. (Ad Uberto e va a Vespone con cui si mette a parlar segreto)
UBERTO
                                                                                 E in braccio
290 a quel brutto nibbiaccio
deve andar questa bella colombina?
SERPINA
Sapete cosa ha detto?
UBERTO
                                         Di’, Serpina.
SERPINA
Che vuol che mi diate
la dote mia…
UBERTO
                          La dote tua? che dote?
295 Sei matta…
SERPINA
                       Non gridate,
ch’egli in furie darà.
UBERTO
                                       Può dar in furie
più di Orlando furioso,
che a me punto non preme. (Vespone mostra adirarsi)
SERPINA
Oh Dio! vedete pur, ch’egli già freme.
UBERTO
300 (O che guai!) Va’ là tu. (Serpina va a Vespone e parla con lui segreto) Statti a vedere
che costui mi farà… Ben, cosa dice? (A Serpina, che torna ad Uberto)
SERPINA
Che vuol almeno quattromila scudi.
UBERTO
Canchero! oh questa è bella,
vuol una bagattella! Ah padron mio… (A Vespone il quale s’infuria)
305 Non signore… Serpina…
Che mal abbia… Vespone,
dove sei?
SERPINA
                    Ma padrone,
il vostro male andate voi cercando?
UBERTO
Senti un po’: con costui hai tu concluso?
SERPINA
310 Io ho concluso e non concluso… adesso… (Va a Vespone che l’ha chiamata)
UBERTO
Statti a veder, che questo
maldetto capitano
farà precipitarmi.
SERPINA
                                   Ha egli detto…
UBERTO
Che cosa ha detto? (Ei parla per interprete).
SERPINA
315 Che, o mi date la dote
di quattromila scudi,
o non mi sposerà.
UBERTO
                                  Ha detto?
SERPINA
                                                       Ha detto.
UBERTO
E, s’egli non ti sposa, a me che importa?
SERPINA
Ma che mi avete a sposar voi…
UBERTO
                                                         Ha detto?
SERPINA
320 Ha detto, o ch’altrimenti
in pezzi ei vi farà.
UBERTO
Oh questo non l’ha detto.
SERPINA
                                               E lo vedrà. (Serpina fa cenno secretamente a Vespone il quale, infuriandosi, cava la spada e corre verso Uberto)
UBERTO
L’ha detto sì signore, e non s’incomodi:
che, già che vuol per me così il destino,
325 or io la sposerò.
SERPINA
                               Mi dia la destra
in sua presenza.
UBERTO
                                Sì.
SERPINA
                                        Viva il padrone!
UBERTO
Va ben così? (A Vespone, il quale afferma e ripone la spada)
SERPINA
                          E viva ancor Vespone! (Vespone si scopre)
UBERTO
Ah ribaldo, tu sei? E tal inganno…
Lasciami.
SERPINA
                    Eh non occorre
330 più strepitar, ti son già sposa; il sai?
UBERTO
È ver, fatta me l’hai, ti venne buona.
SERPINA
E di serva divenni io già padrona.
   Contento tu sarai,
avrai amor per me?
UBERTO
335    Sì che contento è il core,
e amore avrò per te.
SERPINA
   Di’ pur la verità.
UBERTO
Questa è la verità.
SERPINA
O Dio! mi par che no.
UBERTO
340 Non dubitar oibò!
SERPINA
   O sposo grazioso…
UBERTO
Diletta mia sposetta…
A DUE
Così
         mi fai goder.
Sol tu
SERPINA
   Se comandar vorrò,
345 disgusto non avrai:
or serva più non son.
UBERTO
   Disgusto non avrò
se comandar vorrai;
ma con discrezion.
SERPINA
350    Quanto sei caro, quanto!
UBERTO
Quanto sei cara, quanto!
A DUE
Quest’è per me piacer.
Fine del secondo intermezzo

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